Tre pittori che cambiarono la storia dell'arte italiana — Giotto, Beato Angelico, Andrea del Castagno — sono nati in tre paesi del Mugello raggiungibili dal podere in meno di mezz'ora. Una geografia densa, fra Vespignano, Vicchio e San Godenzo.
Prenota il Podere →Vespignano, Vicchio e San Godenzo sono tre paesi del Mugello, raggiungibili dal podere in meno di mezz'ora. In ognuno è nato uno dei pittori che hanno rinnovato la pittura italiana fra Trecento e Quattrocento.
Giotto di Bondone (Vespignano, c. 1267 – Firenze, 1337) è l'autore della Cappella degli Scrovegni a Padova (1303–1305), del progetto del campanile del Duomo di Firenze (iniziato nel 1334) e del ciclo francescano nella Basilica superiore di Assisi (attribuito). L'episodio dell'incontro con Cimabue, raccontato da Giorgio Vasari nelle Vite (1550), è ambientato sulle colline di Vespignano. La Casa di Giotto a Colle di Vespignano è visitabile con ingresso libero.
Beato Angelico, al secolo Guido di Pietro (Vicchio, c. 1395 – Roma, 1455), fu frate domenicano a San Domenico di Fiesole e autore degli affreschi del convento di San Marco a Firenze (1440–1445), della Incoronazione della Vergine al Louvre e della Annunciazione di Cortona. A Vicchio il museo comunale "Beato Angelico" conserva materiale documentario e opere di scuola.
Andrea del Castagno, nato Andrea di Bartolo di Bargilla (Castagno d'Andrea, 1421 circa – Firenze, 1457), firmò il ciclo degli Uomini e Donne illustri di Villa Carducci Pandolfini a Legnaia (ora agli Uffizi) e il Cenacolo di Sant'Apollonia a Firenze (c. 1447). Il suo stile anatomico e drammatico lo distingue dalla contemporanea dolcezza angelichiana. Il borgo natale ospita una piccola casa-museo nel Parco delle Foreste Casentinesi.
La concentrazione di tre nomi di primo piano in un raggio di 20 chilometri è oggetto di studio in volumi come Il Mugello culla del Rinascimento a cura di Rosanna Caterina Proto Pisani (Edifir, 2008), che analizza la filiera bottega–committenza fra Firenze e le pievi mugellane.
Tra i sassi di Vespignano camminava un fanciullo pastore che disegnava sulle pietre.— Giorgio Vasari, Le Vite, 1550
Una delle cinque camere della Leopoldina porta il nome di Giotto. Matrimoniale, al primo piano, esposizione sud-ovest, bagno condiviso con la camera Tagliatella.